ERCOLI’s MAGAZINE

Il cibo come godimento. Il piacere conviviale della cucina

Dagli albori della civiltà la condivisione del cibo ha rappresentato un valore sociale che va ben oltre la necessità fisiologica. Condividere la mensa diventa ritualmente importante ben 7000 anni fa, ma è solo con Luigi XIV che la preparazione dei cibi, e l’allestimento della tavola, diventano un’arte che sottende al piacere del gusto e della convivialità.

La gastronomia infatti è per definizione un insieme di modi e di regole che hanno come obiettivo il piacere del gusto e non il fabbisogno energetico. Regole nelle quali rientra anche l’allestimento e la successione delle portate, e per le quali hanno importanza comportamento e posizione dei convitati.

Ma la cosa che più conta è certamente la preparazione accurata e particolare delle vivande, la scelta e la mescita delle bevande, il loro accostamento e la distribuzione, con delle variabili legate ad eventi particolari, come le cene di gala, i matrimoni, gli ingressi in società.

La storia

La storia vuole che sia il Rinascimento a celebrare ufficialmente il valore del gusto. Si scrivono i primi libri di arte culinaria che vanno al di là delle semplici ricette di cottura, si iniziano ad utilizzare con maestria le spezie e cresce l’attenzione per le quantità e le dosi al fine di esaltare i sapori e mettere il palato nella condizione di apprezzarli.

L’affermazione della cucina italiana e francese

Neanche a dirlo inizialmente è proprio la cucina italiana ad avere successo in tutta Europa, grazie anche a Caterina de Medici e a Papa Pio V°, ma la cucina francese va a ruota e si distingue per raffinatezza e classe. La qualità ha immediatamente il sopravvento e la ricercatezza ha la meglio sulle quantità pantagrueliche delle tavolate medievali. Ma il successo dell’arte gastronomica si deve soprattutto a due fattori strettamente collegati. La ricerca e la volgarizzazione.

La volgarizzazione del convivio – il ristorante

La ricerca certosina di una serie sempre più nutrita di studiosi e appassionati, e la volgarizzazione della gastronomia stessa, con la creazione di appositi luoghi di ristoro pubblici, fanno del convivio una prerogativa non più riservata ai soli aristocratici ma aperta al grande pubblico. Crescono di mole e di interesse già dall’800 le pubblicazioni dedicate alla culinaria, oltre che all’arte di sedere a tavola.

La tavola unisce i popoli

Oggi l’arte di stare a tavola è diventata universale. Dalle pietanze ricercate alla pizza multiforme, si condivide soprattutto il piacere del gusto e della compagnia. Un binomio storicamente consolidato in tutti i popoli e inscindibile nei suoi elementi fondamentali che rende la gastronomia un patrimonio di tutti senza distinzione di razza, confini e cultura.

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