La piccola produzione di grandi vini: Federico Graziani e Profumo di Vulcano

Una vendemmia anticipata per le uve di Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio a cui vengono aggiunti Alicante e Francisi. Quindi l’impiego di soli lieviti indigeni, poi l’affinamento in vecchie botti di legno per 18-24 mesi e quindi in bottiglia. Né filtrazione né travasi né surmaturazioni, per non perdere nulla del gusto pieno del vino riprendendo i vecchi e antichi metodi tradizionali.

È questo in estrema sintesi Profumo di Vulcano, che nasce dalla dedizione di Federico Graziani alla coltivazione di un piccolo vigneto che cresce nel versante settentrionale dell’Etna, in “Contrada Feudo di Mezzo” di Passopisciaro, nel comune di Castiglione di Sicilia, in provincia di Catania.

Profumo di Vulcano è uno dei vini italiani attualmente più apprezzati, rari ed eccellenti, tra quelli che stanno interessando le produzioni pregiate a cui si dedica chi, lontano dal volersi immettere in un mercato fatto di quantità, vuole far vivere la coltivazione delle viti e la vinificazione in equilibrio con l’ambiente che le ospita.

Una produzione di poco più di mille bottiglie l’anno a partire dal 2010, ma di un vino che eccelle in sapore, avvolgente, della gradazione alcolica di 14°, che fa sentire tutta la passione di quello che è stato uno dei sommelier più noti della penisola e la grande professionalità dell’enologo Salvo Foti, a cui è affidata la cura dei vigneti di Graziani per la produzione di Profumo di Vulcano.

Il passato di Federico Graziani lo vede innanzitutto eletto Miglior Sommelier d’Italia nel 1998 a soli ventitré anni, quindi affiancare il lavoro di grandi nomi della cucina quali quello di Gualtiero Marchesi, Carlo Cracco, Aimo e Nadia Moroni, per i quali ha curato le cantine dei loro ristoranti.

Autore inoltre di importanti articoli e libri dedicati al vino, tra i quali Grandi Vini di Piccole Cantine, scritto assieme a Marco Pozzali con foto di Francesco Orini, che ha visto diverse ripubblicazioni, fino a quella più recente del 2015 per i tipi della Gribaudo, che ha ricevuto il premio come miglior libro sul vino della categoria Wine Tourism.

Per Graziani, poi, la decisione di realizzare il suo sogno: quello di creare un suo vino, unico nel suo genere.

Di qui, il recupero e l’acquisto di un vigneto dove erano presenti numerose viti anche centenarie, posto a 700 m slm sotto l’Etna, destinato ad essere espiantato per usufruire degli incentivi concessi dalla Comunità Europea.

Quindi l’avvio della sua avventura imprenditoriale come produttore di un vino con una struttura e una longevità superiori, le cui uve provengono da vigneti trattati naturalmente, senza l’uso di pesticidi o altri trattamenti sistemici, lavorati manualmente e con viti tenute ad alberello sostenute da pali di castagno, seguendo il sistema di allevamento tipico della zona etnea.

Insomma, un vero capolavoro, un fiore all’occhiello per le produzioni di alta qualità della nostra penisola.

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