ERCOLI’s MAGAZINE

“Biscotto”, qualche storia su una parola che fa simpatia

Dal latino medioevale bisctoctus: bis, due volte, e coctus, cotto.

Biscotto: un piccolo dolce di varia forma, composto solitamente di farina, zucchero e grassi, con eventuale aggiunta di uova e altri aromi, che la tradizione vuole derivi dall’usanza di tagliare il cosiddetto pan biscotto a fette, le quali venivano cotte una seconda volta per toglierne completamente l’umidità e garantirne una lunga conservazione.

La preparazione del biscotto

Una preparazione antica, quindi, che originariamente vedeva la presenza fra gli ingredienti di una buona quantità di miele e che in alcuni casi si caratterizza per l’uso di farine diverse, come ad esempio per i famosi amaretti, realizzati con la farina di mandorle, oppure per i tradizionali nocciolini di Chivasso in Piemonte, con farina di nocciole del luogo, o le paste di meliga e i zaéti, preparati rispettivamente con farina di mais e farina di polenta.

Biscotti da tè, biscotti farciti, cialde, frollini ed anche, non più in uso, biscotti medicinali, che contenevano sostanze medicamentose. Ed anche biscotti salati, ripieni di formaggio o di carne, e, oggi sempre più richiesti, biscotti garantiti senza conservanti e grassi vegetali idrogenati, oppure adatti a chi ha specifiche necessità o intolleranze alimentari (ricchi di fibre, senza glutine, senza uova, senza noci o nocciole o senza zucchero).

Biscotto, una parola e tante sfumature… non solo culinarie

I biscotti, insomma, rientrano nella tradizione culinaria di quasi tutto il mondo e spesso li troviamo come preparazione gastronomica specifica per feste religiose e ricorrenze particolari.

In cucina, con il termine biscuit si indica anche la pasta morbida utilizzata come base per torte e per realizzare rotoli farciti, mentre nell’arte della ceramica è così denominato un oggetto di prima cottura che, dopo esser stato rivestito con smalti o vernici, potrà essere sottoposto a successive cotture.

Se “dividersi la torta” o “spartirsi la torta” significa ripartire qualcosa fra più persone ed indica spesso i proventi di un’attività illecita, nel mondo dello sport – soprattutto per quanto riguarda il calcio – la parola biscotto attinge strettamente all’aspetto simbolico della sua etimologia.

“Fare biscotto”, infatti, significa accontentare due parti, nello specifico due partecipanti ad una gara, ad esempio accordandosi per un pareggio per garantirsi una qualificazione. Un accordo a tavolino, insomma, tra due atleti o due squadre, talvolta per favorirne una terza. Questa espressione con molta probabilità si rifà anche al significato che biscotto (“servire il biscotto”) ha nell’ippica, cioè una gara truccata, dove il biscotto rappresenta il dolce inzuppato di sostanze illecite somministrato a un cavallo per diminuirne le prestazioni.

“Ammorbidire il biscotto” significa appianare una difficoltà, mentre “Mettersi in mare senza biscotto”, usato dal Boccaccio, indica un’impresa che si inizia senza essere ben attrezzati. Chi “mantiene qualcuno a biscottini”, invece, tratta l’altro con riguardi eccessivi.

In lingua italiana biscottare è un verbo che indica l’atto di rendere biscotto. Usato al participio passato, indica prodotti specifici, come ad esempio le fette biscottate (dette anche biscotti della salute).

Biscotti o biscottini, inoltre, di memoria pirandelliana, indicano in dialetto toscano i piccoli colpi che si danno a qualcuno, di solito per scherzare, facendo scattare sul pollice la punta dell’indice o del medio.

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